Coro del Duomo di Firenze
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Lettera di dimissioni del Maestro Alfonso Fedi

 

Firenze, 31 maggio 2009

Spett. Capitolo Metropolitano Fiorentino
Alla c.a. di Mons. Paolo Ristori, Proposto

e p.c. al Consiglio Direttivo dell'Associazione "Coro del Duomo di Firenze"

 

Monsignore,

è con vivo rammarico che mi vedo costretto, con la presente, a rassegnare le mie dimissioni dalla carica di maestro di cappella e organista titolare della Cattedrale di S. Maria del Fiore, non potendo accettare le condizioni poste dal Camerlengo Mons. Sergio Guidotti per il rinnovo del mio mandato.
Reputo, infatti, tali proposte (una riduzione pari al 25% dell'attuale stipendio, a parità di prestazioni) lesive della mia dignità professionale e offensive sul piano umano. Trovo ugualmente inaccettabile, poi, l'ipotesi di ridurre anche il budget a disposizione del Coro: un simile passo non potrebbe non avere ripercussioni negative sul livello artistico delle esecuzioni, privandoci dei mezzi adeguati e indispensabili (la collaborazione preziosa di qualificati istruttori, vocalisti e organisti, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli strumenti e dei locali utilizzati per le prove) per garantire un servizio qualitativamente accettabile. È per tale motivo che, pur essendo prossimi alla naturale scadenza del mio incarico, ho ritenuto opportuno sottolineare, con le mie anticipate dimissioni, la presa di distanza da decisioni che, pur nella loro "legittima" attuazione, feriscono per il loro freddo calcolo.

Così scriveva il mio predecessore Mons. Luigi Sessa, in un memoriale datato 9 Febbraio 1999, denunciando la mancanza di sensibilità di chi – allora come adesso – chiedeva un "taglio" delle spese destinate alla musica, per il servizio liturgico in Cattedrale: "(…) È difficile negare che le cifre corrisposte per due anni siano da considerare un diritto acquisito e che pertanto sia scorretto proporre un ridimensionamento". Ed ancora: "È umiliante, per chi dà il suo tempo e le sue energie al Duomo di Firenze, conferendo decoro alle celebrazioni liturgiche con musiche di grande valore, vedere la propria fatica misconosciuta (anche se vengono dette tante belle parole)". A tal riguardo, mi preme puntualizzare che l'odierno "diritto acquisito" si può riferire agli ultimi sei anni, nel corso dei quali il mio contratto è stato rinnovato allo scadere del primo triennio, ma non modificato nell'ammontare degli emolumenti, e che le cifre oggi stanziate dal Capitolo sono rimaste "miracolosamente" vicine a quelle del suddetto documento (risalente a più di dieci anni fa…).
La storia, ahimè, non insegna mai abbastanza.
Duole anche a me constatare che ai ripetuti, personali attestati di stima e di apprezzamento per il mio operato, pervenuti, oltre che dal Capitolo medesimo, dalle più alte autorità ecclesiastiche locali, non abbia fatto seguito una coerente, partecipata attenzione nel delicato momento attuale. Tale constatazione suscita ancor più stupore, considerando quanto inequivocabili e ripetuti siano gli appelli di Papa Benedetto XVI a non sottovalutare – anche nell'ambito della musica sacra – l'importanza di una scelta di qualità, ma, anzi, a sostenerla e favorirla con ogni mezzo e sforzo.

Poiché a nessun dipendente del capitolo è stato chiesto un analogo sacrificio, si affaccia, poi, in me e nei miei collaboratori, un fondato dubbio: che dietro a confuse motivazioni di carattere economico (la nuova convenzione Opera-Capitolo non consentirebbe di far fronte alle spese sino ad oggi sostenute), si celino pressioni di diversa natura. Voglio almeno sperare che una simile eventualità resti estranea nella saggia e oculata scelta del mio successore, dal quale si dovrebbe pretendere – in primis – la dimostrazione di una reale, comprovata statura professionale e artistica, degna di Santa Maria del Fiore.

Sono lieto, comunque, di aver reso un servizio alla Cattedrale e ringrazio di cuore Dino Bonciani, Presidente dell'Associazione "Coro del Duomo di Firenze" e il Maestro Riccardo Torricelli, mio validissimo sostituto e organista della Cappella Musicale, per la loro costante amicizia e disponibilità. Estendo, poi, la mia gratitudine a tutti i coristi che, con encomiabile serietà e sacrificio, in questi anni hanno dato il meglio delle loro possibilità, contribuendo, con l'impegno volontario, ad accrescere in modo determinante il decoro delle celebrazioni liturgiche.
Il mio sentito ringraziamento va anche all'Ente cassa di Risparmio di Firenze: solo con il suo sostegno si è potuto costituire quel gruppo di cantanti professionisti (I Cantori di San Giovanni) che, sotto la mia direzione – riprendendo una preziosa tradizione secolare – si è alternato al Coro del Duomo nell'esecuzione del repertorio polifonico classico e contemporaneo.
Esprimo la mia gratitudine agli organisti, ai sacristi, ai tecnici della Ditta Cuffaro e al personale di sorveglianza: ho sempre potuto contare sul loro cortese spirito di collaborazione.

Auspico, infine, che chi rappresenta, a vari livelli, la Chiesa Fiorentina, possa alimentare la fiducia di tutti con il proprio operato, coltivando, tra i tanti valori che nei secoli passati hanno reso onorata la Cattedra di San Zanobi e Sant'Antonino, anche quelli della lealtà, della trasparenza e della giustizia.

Distinti ossequi,

Alfonso Fedi

 

P.S. Il preavviso di 60 giorni (art. 9) impone di rispettare gli impegni presi con il Capitolo fino al 30 giugno 2009: sino a tale scadenza, garantirò – solo ed esclusivamente – le prestazioni professionali previste nel mio contratto.

 

   
    Documento originale: Lettera di dimissioni del Maestro Fedi    
         

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